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Sciopero generale del 12 dicembre 2025

Come Cgil abbiamo convocato per venerdì 12 dicembre 2025 uno sciopero generale di un’intera giornata. Ci ritroveremo alle ore 9.00 TREVISO/BELLUNO ore 8.30 – partenza corteo via Dandolo, 4 CGIL Treviso – corteo lungo il centro città ore 9.30 I Presidio in Piazza Vittoria perché è da lì che vogliamo far partire la nostra voce collettiva contro una Legge di Bilancio ingiusta. Lo abbiamo scritto chiaramente anche nel nostro volantino: «io sciopero contro una Legge di Bilancio ingiusta». Non è uno slogan retorico, ma la sintesi della condizione del Paese e delle ragioni che ci portano a fermare il lavoro.

Perché la Cgil sciopera il 12 dicembre 2025

Scioperiamo perché questa manovra continua a chiedere sacrifici solo a lavoratrici, lavoratori e pensionati, mentre lascia intatti i privilegi fiscali di rendite, profitti ed extraprofitti. Negli ultimi tre anni, a causa del drenaggio fiscale generato dalla mancata indicizzazione dell’Irpef, chi vive di reddito fisso ha versato 25 miliardi di tasse in più, perdendo fino a 2.000 euro l’anno. È un’ingiustizia che non accettiamo.
Scioperiamo perché il Paese cresce poco, la deindustrializzazione avanza e la precarietà diventa la normalità soprattutto per i giovani. Scioperiamo perché è inaccettabile che, mentre milioni di persone rinunciano alle cure, la manovra porti il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale sotto il 6% del PIL entro il 2028, ai minimi storici.
E scioperiamo perché non accettiamo un modello di sviluppo che taglia i servizi pubblici, aumenta l’età pensionabile, alimenta il lavoro povero e investe nelle armi più che nel lavoro, nella sanità o nell’istruzione.

Le nostre richieste su salari, pensioni e contratti

Il 12 dicembre porteremo nelle piazze rivendicazioni chiare. Vogliamo:

  • rinnovi dei contratti nazionali che restituiscano potere d’acquisto;
  • la neutralizzazione del fiscal drag e la restituzione delle somme perse;
  • risorse vere per il pubblico impiego;
  • un rafforzamento della quattordicesima per pensionate e pensionati.

Per noi aumentare salari e pensioni non è solo una rivendicazione economica, ma una condizione necessaria per tenere insieme il Paese, per ricostruire dignità e sicurezza sociale dopo anni di impoverimento.

Per un welfare pubblico che torni a funzionare

Rivendichiamo investimenti strutturali nella sanità, nell’istruzione, nei trasporti, nelle politiche per la casa, nell’assistenza agli anziani e nei servizi territoriali. Oggi questi ambiti sono in emergenza: liste d’attesa lunghissime, scuole sottofinanziate, diritto allo studio indebolito, trasporti insufficienti, sicurezza sul lavoro sempre più compromessa.
Non accettiamo che si continuino a tagliare le fondamenta del welfare mentre si aumenta la spesa militare. Lo diciamo chiaramente: no al riarmo, sì a investimenti su sanità e istruzione.

Pensioni: il Governo peggiora la Fornero, noi difendiamo la flessibilità in uscita

Consideriamo gravissimo che la Legge di Bilancio cancelli ogni residua forma di flessibilità pensionistica, comprese opzione donna e le varie quote. Questo aumento dell’età pensionabile colpirà il 99% delle lavoratrici e dei lavoratori. È una scelta che peggiora la Fornero e che respingiamo con forza.

La nostra proposta è l’opposto:

  • bloccare l’aumento automatico dell’età pensionabile;
  • introdurre una pensione contributiva di garanzia per precari e discontinui;
  • costruire un sistema previdenziale che non scarichi sull’età l’incapacità politica di creare lavoro stabile e salari dignitosi.

Giovani, lavoro povero e precarietà: la nostra denuncia

Vogliamo riportare al centro le condizioni delle nuove generazioni. Da anni denunciamo un mercato del lavoro che espelle i giovani o li costringe a lavori precari, intermittenti, sottopagati. L’occupazione cresce solo tra gli over 50: non è crescita, è sopravvivenza statistica.
Per questo chiediamo vere politiche industriali e del terziario, capaci di governare la transizione ecologica e digitale, anziché subirla. Chiediamo investimenti pubblici che creino lavoro stabile, non incentivi temporanei che producono solo contratti brevi.

Dove prendere le risorse: la nostra proposta

Affermiamo con forza che le risorse ci sono. Basta volerle prendere lì dove si concentrano ricchezza e rendite. La nostra proposta è chiara:

  • tassare profitti, extraprofitti, grandi ricchezze ed evasione;
  • introdurre un contributo di solidarietà sull’1% più ricco, capace di generare 26 miliardi l’anno;
  • fermare la corsa al riarmo, che rischia di trascinare l’Italia ed Europa in un’economia di guerra e di sottrarre fino a mille miliardi entro il 2035.

Perché saremo in piazza

Saremo in piazza perché questa Legge di Bilancio taglia diritti, impoverisce il Paese e mette sul lavoro, sui servizi pubblici e sulla dignità sociale un peso insostenibile. Lo sciopero generale del 12 dicembre è la nostra risposta collettiva, necessaria e determinata.

come in tutte le piazze italiane, affermeremo un’altra idea di Paese: giusto, equo, sostenibile e basato sul valore del lavoro.