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Referendum: capire, partecipare, esprimere un forte e sereno No

Il governo Meloni con la sua controriforma della giustizia vuole ledere i principi di autonomia e indipendenza della magistratura, stravolgendo la nostra Costituzione

Per fermarlo possiamo aderire alla raccolta firme per promuovere il referendum oppositivo. L’obiettivo è raggiungere il quorum delle 500mila sottoscrizioni

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#giustizia

Dice Giovanni Bachelet, presidente del Comitato per il No, : “La riforma non riguarda solo i magistrati, ma tutti i cittadini. Lo spostamento del potere dal giudiziario all’esecutivo renderebbe più difficile la tutela dei diritti”
E allora qual è la vera posta in gioco?
Lo spostamento dell’equilibrio fra questi poteri, in particolare fra potere giudiziario e potere politico. Che sia questa la posta in gioco, lo suggeriscono anzitutto le reazioni scomposte dei suoi fautori ai primi manifesti della campagna del No; poi naturalmente il confronto dei testi dell’attuale Costituzione con quella che uscirebbe dalla riforma, se passasse. Si sono arrabbiati parecchio perché quei manifesti svelavano il nocciolo del referendum: non la separazione delle carriere, che nei fatti già esiste, ma la volontà o meno di indebolire i magistrati di fronte al potere esecutivo. Per ottenerlo la legge Nordio smonta il Csm, non solo dividendo un organo di rango costituzionale in tre, ma nei nuovi organi abolendo la rappresentanza elettiva dei magistrati, sostituita con un sorteggio. Il messaggio che si manda è chiaro: i magistrati sono delinquenti, incapaci e indegni di eleggere la propria rappresentanza. Che il sorteggio eliminerebbe le correnti è poi una grande ingenuità. Elimina solo la trasparenza e la responsabilità del mandato, questa opacità rende più facili e meno controllabili, non più difficili, eventuali giochi di potere. Le correnti della magistratura, come i partiti politici nel Parlamento, esprimono la ricchezza del pluralismo di orientamenti e culture di chi li elegge e rapporti di forza democratici nella decisione da assumere; certo, quando si corrompono restano solo il potere e gli interessi di gruppo. Ma con l’elezione tutto resta alla luce del sole e questo, come si è visto anche in tempi recenti, consente agli attuali strumenti di autodisciplina del Csm – che la riforma vuole sottrarre ai due nuovi Csm – di individuare, condannare ed espellere i responsabili del degrado: Palamara è stato radiato.