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Lavoratori e pensionati sempre più poveri: il drenaggio e l’ingiustizia fiscale causati da inflazione e fisco regressivo

Quando i lavoratori dipendenti e i pensionati pagano molte più imposte di professionisti, autonomi e di chi vive di rendita finanziaria

Inflazione, imposta progressiva e drenaggio fiscale

La modesta dinamica dei prezzi che ha caratterizzato i due decenni pre-pandemia ha relegato il tema dell’inflazione ai margini del dibattito pubblico. Il confronto sulla questione inflattiva si è, infatti, riacceso soltanto quando il costo della vita ha iniziato ad aumentare molto rapidamente a partire dal 2021, determinando una forte perdita di potere d’acquisto per i lavoratori dipendenti e per i pensionati, poiché salari e pensioni non hanno seguito la stessa traiettoria dei prezzi (secondo l’ISTAT, nel 2025 i salari reali sono ancora inferiori del 9% rispetto al 2021)

In Italia, il combinato disposto tra il rilevante aumento dell’indice dei prezzi al consumo degli ultimi anni e un’IRPEF non indicizzata all’inflazione ha determinato un incremento del prelievo fiscale non corrispondente alla variazione della capacità contributiva di lavoratori e pensionati.
Infatti:
• se il salario (o la pensione) aumenta in linea con l’inflazione, si determina un incremento del prelievo nonostante il potere d’acquisto sia rimasto invariato;
• se il salario (o la pensione) rimane stabile, o cresce meno dell’inflazione, si determina un prelievo più oneroso nonostante il potere d’acquisto sia diminuito.
Pertanto, il drenaggio fiscale agisce a prescindere dall’effettiva variazione dei salari (o pensioni) nominali, determinando una crescita dell’aliquota media, senza la necessità che il contribuente passi ad uno scaglione superiore. Quando succede anche questo, si aggiunge il passaggio ad un’aliquota marginale superiore.

Gli effetti del drenaggio fiscale, naturalmente, si cumulano nel tempo e, sul piano macroeconomico, si genera un aumento delle entrate tributarie dello Stato determinato proprio dalle maggiori imposte ingiustamente pagate da lavoratori dipendenti e pensionati. Inoltre, l’ulteriore riduzione del potere d’acquisto causata dal maggior prelievo fiscale ha evidenti ricadute negative sulla domanda aggregata perché i salari e le pensioni incidono su di essa attraverso i consumi.

A quanto ammonta il drenaggio fiscale?

Nel recente dibattito economico, il drenaggio fiscale è stato valutato in circa 25 miliardi nel triennio 2022-2024, un importo confermato anche dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB).
Per quantificare l’importo del drenaggio fiscale su un orizzonte pluriennale è necessario tenere in considerazione due elementi:

  • la modifica della normativa: dal 2022 al 2024 sono stati modificati gli scaglioni e le aliquote IRPEF; sono stati rivisti gli importi per le detrazioni da lavoro dipendente e da pensione; sono stati cambiati i limiti reddituali per l’applicazione del cuneo e del trattamento integrativo, ecc.;
  • la variazione dei prezzi al consumo: l’inflazione, misurata con l’IPCA generale, nel 2022 è stata di +8,7%, nel 2023 di +5,9% e nel 2024 di +1,1%. Nel triennio 2022-2024 si è, quindi, registrata un’inflazione cumulata di +16,4%.

A titolo esemplificativo, abbiamo verificato l’ammontare del drenaggio fiscale nel triennio 2022-2024 sul salario lordo di un lavoratore dipendente (il primo con aumenti contrattuali; il secondo senza aumenti  contrattuali) e sulla pensione lorda di un pensionato (con perequazione).

L’imposta dovuta per tipologia di reddito; penalizzati dipendenti e pensionati

Anche l’ipotesi preannunciata dalla maggioranza di Governo di diminuire la seconda aliquota dell’IRPEF dal 35% al 33%, mantenendo inalterato lo scaglione da 28.001 euro fino a 50.000 euro, non corrisponderebbe in alcun modo alla restituzione del drenaggio fiscale già subìto.

Infatti, per i redditi fino a 28 mila euro, questa rimodulazione dell’IRPEF non produrrebbe alcun beneficio annuo (0,00 euro); mentre per quelli pari a 30 mila sarebbe di appena 40,00 euro annui.

Iniquità orizzontale: a parità di reddito (e servizi), disparità di imposta

I salari e le pensioni – oltre a subire un pesante drenaggio fiscale – già pagano, a parità di reddito, molte più imposte di professionisti, autonomi e di chi vive di rendita finanziaria.

Le nostre richieste per una vera giustizia fiscale

Le nostre richieste in ambito fiscale nell’immediato sono:

  • la restituzione del drenaggio fiscale già subìto da lavoratori dipendenti e pensionati nel triennio 2022-2024 pari a 25 miliardi;
  • la neutralizzazione del futuro drenaggio fiscale attraverso l’indicizzazione automatica dell’IRPEF all’inflazione (scaglioni, detrazioni da lavoro dipendente e pensione, trattamento integrativo, ecc.) e l’indicizzazione delle soglie ISEE, esenzioni, ecc., utilizzando come indice l’IPCA generale oppure, se superiore, il c.d. “carrello della spesa”;
  • la detassazione degli aumenti contrattuali ottenuti con il rinnovo dei CCNL;
  • la piena perequazione delle pensioni, il rafforzamento e l’estensione della quattordicesima;
  • soprattutto, rivendichiamo una riforma strutturale all’insegna dei principi costituzionali di giustizia fiscale (capacità contributiva e progressività tributaria), con l’obiettivo di prendere le risorse dove sono (extraprofitti, profitti, rendite, grandi ricchezze, evasione fiscale e contributiva) ed eliminare la flat tax, i condoni, le sanatorie e i concordati.