Belluno: emergenza pensioni. Si può vivere oggi con mille euro lordi?
Gli ultimi dati diffusi da Mef, relativi all‘anno 2024 non lasciano dubbi: l’importo medio delle pensioni nel bellunese ammonta a 1.700€ lordi mensili (1.300€ netti). Addirittura un terzo degli anziani della nostra provincia (circa 20.000) vivono con meno di 1.000€ lordi il mese (800€ netti).
A malincuore possiamo dire che la provincia di Belluno sta affrontando una vera e propria emergenza pensioni senza colpo ferire. Qu
Ma vediamo in sintesi quanto emerge da una analisi dello Spi Cgil Veneto pubblicato in questi giorni:
In provincia di Belluno i pensionati sono 62.658 (il 38% dei contribuenti).
Nel 2024, la pensione lorda media nel bellunese ammonta a 1.629 euro, un valore che posiziona la provincia all’ultimo posto in Veneto per l’importo degli assegni. Il 30% dei pensionati (circa 20.000 persone) deve fare i conti con pensioni minime o inferiori, con una media di soli 850 euro netti al mese.
Le donne e chi ha lavorato nel settore privato registrano i redditi previdenziali più bassi. A Belluno, le donne rappresentano il 65,7% della platea complessiva dei pensionati, ma costituiscono il 71,3% di chi riceve le pensioni più basse.
Le pensioni più elevate (sopra i 2.114 euro lordi per il settore privato e sopra i 2.500 euro per il pubblico) appartengono prevalentemente a ex lavoratori dipendenti dei grandi poli industriali (come l’occhialeria a Luxottica) o a ex dipendenti residenti in comuni specifici come Feltre o Cortina d’Ampezzo.
Secondo il segretario dello Spi Cgil di Belluno Maria Rita Gentilin, l’attuale potere d’acquisto è del tutto insufficiente a coprire le spese di prima necessità. Tra le conseguenze sociali più gravi ci sono: il rischio concreto di scivolare verso una povertà diffusa. La necessità, per molti anziani soli, di ricevere aiuti dai centri d’ascolto anche solo per fare la spesa o pagare le bollette e il drammatico fenomeno per cui molti pensionati sono costretti a rinunciare alle cure sanitarie a causa delle lunghe liste d’attesa nelle strutture pubbliche e dell’impossibilità economica di ricorrere alle visite private.
Inoltre l’impennata dei costi energetici, delle bollette e dei beni alimentari di prima necessità ha eroso drasticamente il potere d’acquisto dei cittadini. Forte è l’allarme sul rischio concreto di una “povertà diffusa” che richiede interventi strutturali e urgenti per rivalutare le pensioni in base al reale costo della vita.
Pertanto lo Spi Cgil chiede un intervento immediato e strutturale sulle pensioni, sottolineando che la rivalutazione automatica degli assegni legata all’inflazione non è più sufficiente e che devono essere restituite le tasse pagate in più in questi anni a causa del fiscal drag e che le risorse debbano invece essere destinate a sostenere i redditi più bassi e a difendere il potere d’acquisto dei pensionati.


Tabella pensioni dal “Corriere delle Alpi”
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